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La vita è fatta da tanti attimi di separazione, dovremmo solo riuscire a prenderci il giusto tempo per dirsi addio, perché ogni storia ci appartiene.

I desideri sono come i sogni nessuno li può comandare e ora siamo all’inizio di un nuovo anno e non posso che augurarmi tanta felicità.

In primo luogo prima che qualcuno ancora fugga dalla peste di questa tristezza appiccicosa che ci siamo versati su di noi, velenosa come rifiuti tossici, fatta di odio di sé, odio per l’altro, diffidando di tutti, di passività, di incuria e risentimenti contagiosi, amarezze sterile fatte di dolori paranoici l’uno per l’altro, vi dico che anch’io fuggo beffardo ed incredulo, gonfio della mia importanza o se volete come un profeta in fuga trionfale dal suo fallimento inevitabile. Come fuggo?… piangendo al ricordo di un aborto passato che prova oggi a salvarsi, semmai adottando il mio nuovo bambino.

E, dopo questa lotta e fuga, con successo preparerò un nuovo progetto, un progetto colossale, faraonico, ma che dico gigantesco, incredibile, sovrumano, proprio perché pienamente umano.

Questa volta non vado più solo alla ricerca di clown, ma di umani che sanno di costruzione, si di operai e manovali, specialisti di geometria e di matematica, di calcolo aritmetico, di disegnatori, insomma di architetti, geometri ed ingegneri, di masti carpentieri, di masti idraulici. Insomma di umani che sappiano costruire davvero una nuova comunità. Apriremo insieme nuovi “cantieri della salute” qui in giro per la Campania. Dobbiamo iniziare dalla recinzione, per delimitare i confini delle aree riservate al cantiere, senza più fuochi. Non ci servono delegati e presidenti, ma solo manovali pronti ad apporre cartelli:

“CANTIERE INTERDETTO AL PUBBLICO!”

Lo so mi direte ma così non parleremo di democrazia, di libertà, di praticare quel sogno di comunità. Certo che no! Essere consultati di volta in volta non è più sufficiente, venire ogni tanto agli incontri senza condividere la fatica e l’esperienza, non serve più a nessuno.

O siamo tutti “clown muratori” o saremo noi responsabili di tutto, quel che ci accade!

Per questo l’area comunitaria sarà circoscritta al pubblico ed a chi pensa che possa ancora delegare la sua funzione d’essere uomo o donna, senza agire.

Non ci sarà bisogno di violenza, di grida di rabbia, per contenere la folla che si accalcherà alle porte. Non ci sarà bisogno di ostilità ma di fiducia, sempre e comunque, con coerenza. La comunità, i principi da salvaguardare, in questo caso saremo ognuno di noi ed ognuno di noi sarà regola e principio, altrimenti se ne può stare anche a casa.

Produrremo esperienze aperte a unirsi a quelle già innumerevoli, dove così tante domande e problemi hanno provato a darsi delle risposte. Si “immaginariamente” dovremmo proporre “segni di comunicazione” chiari e leggibili per tutti.

Non proporremmo mai soluzioni se non siano prima vissute e praticate coraggiosamente e con prudenza, con fiducia ed esigenza non di tutti o solo di qualcuno, ma da ognuno di noi. E solo così si potranno aggiungere a noi tutti quelli che vorranno esistere e gridare al mondo “io sono..”,…”io è l’altro”..”io è un’altro”! Manterremo solo piccole aree aperte, perchè anch’io come Artur Rimbaud e Bled Runner “ho visto cose che voi umani…..non avreste mai potuto immaginare…”  e così ognuno di voi potrà sbirciare quello che stiamo facendo e provando a realizzare qui!

Saranno piccoli esempi, coraggiose azioni, splendite intenzioni che incoraggino in primis la creatività di ognuno, per creare la bellezza.

Sperimenteremo noi stessi, sperimentando con umiltà, con semplicità, gioia e umiltà. Ognuno cosi dovrà condividere la propria esperienza con l’altro. Ogni fallimento sarà il nostro maestro, mai il nostro censore. Cento volte scenderemo in campo ognuno per provare i nostri limiti, sarà così che il nostro lavoro potrà essere utile prima a noi stessi e poi semmai agli altri.

Scruteremo dentro i nostri piccoli ed enormi e più oscuri alambicchi segreti, senza più nessuna ipocrisia di sorte.  Solo cosi potremmo davvero costruire una comunità del dono. E, con gratitudine, realizzarci come possibile e migliore umanità. Saremo pieni e vuoti di noi stessi sempre, come tanti piccoli universi.

E, come i poeti che sanno tradurre il parlare delle stelle, potremmo ognuno di noi scrivere un’ode alla pasta e fagioli per fare sane e sagge scorregge, senza più nessun ritegno!

O, ad un buon bicchier di vino che ci dice “mai fine” offrire un rutto per aver gradito il pasto a sacco e così scacciare con scaramanzia tutti i segni del male.

Una cosa salveremo, la gentilezza ed i nostri giuramenti, come erbe medicinali preziose. Tuteleremo sempre la nostra e l’altrui libertà. L’uguaglianza, di ognuno e le nostre vite.

E soprattutto, diremo a tutti che arrivammo sulla terra, quasi all’inizio di una storia in un paesino di collina della vecchia Irpinia e non alla sua fine. Arrivammo non già disincantati, ma come adesso incantati.

Oggi sono ancora nel primo capitolo di un’avventura lunga ed epica che ci vedrà ancora protagonisti e protagoniste di gesta epiche insieme a tutti e tutte quelli/e che lo vorranno anch’essi bisognosi di sapere che  anche loro hanno da oggi mille lavori da fare insieme a noi come “clown muratori” se lo vorranno, con i loro figli e i figli dei loro figli, per costruire insieme il miglior luogo per me! (eutopico – buon luogo).

«dobbiamo (adesso) semplicemente riuscire a lasciar andare le cose, e cosi ci accorgeremo che il male si esaurisce, e si afferma il bene!» (Jung)