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Tutto ciò che ci accade non è nient’altro di come noi vediamo il mondo e ci riflettiamo in esso.

Un mondo fatto di una realtà che pian piano abbiamo contribuito a costruire.

Il problema è che sempre più spesso abbiamo, o meglio… siamo stati condizionati per diversi motivi a “guardare” il mondo con occhi pieni di paura, odio, indifferenza, etc, insomma attraverso quelle maschere che ci hanno fatto illudere di poterci difendere.

Essere clown “dottore” per me significa prendersi cura di “se” stessi, per potersi prendere cura degli altri. Insomma, prendersi cura di “sè” (senza accento) significa innanzitutto prendersi cura di quel bisogno di carezze, di cui tutti siamo in “debito” nel mentre il “credito” attraverso la “paura” si è spostato ancora più in là.

Oggi per me fare “lezione di clown” significa partire da un semplice gesto, più che da una parola, quindi da un’espressione del corpo, intima,  da un suono, che possa farci comprendere che esistiamo ancora, per risuonare, con gli altri: e semmai alla fine dirgli semplicemente: “ciao”.

Perchè? Molte parole a volte ci fanno rischiare di confondere i pensieri, con i sentimenti e le emozioni, o meglio con quella sfera emotiva della nostra vita, che il più delle volte sentiamo prima nel corpo o nelle parti di esso. Il nostro “copione”, si quello della nostra vita. E, così il problema resta proprio dentro questa sfera di relazione all’interno prima del nostro corpo che attraverso il clown possiamo liberare. Possiamo così “riscrivere” una pagina bianca. Il nostro clown può cosi guardare il mondo. Ma quale può essere la differenza tra lo sguardo che siamo abituati ad avere sul “nostro” mondo, è lo sguardo del clown sul mondo. E’ la differenza tra paura e incanto, tra diffidenza e curiosità, tra brutto e bellezza, insomma uno sguardo che diventa pagina bianca dove è possibile riscrivere le nostre storie.

Nel corso di diversi incontri avuti dal 22 al 25 aprile, con oltre 150 studentedentesse (nella maggioranza) di Istituti Psico-Pedagogici, che si sono tenuti nella prima sessione dell’evento di  Ascea Marina; evento organizzato dall’Associazione “Parco del Cilento” dal titolo – Animali e qualità della vita – oltre ad introdurre le tesi della comico-terapia, e parlato della nostra esperienza comunitaria di clown e sognatori pratici, ho proposto e lavorato – attraverso il proprio clown – sullo “sguardo” o meglio della differenza di come abitualmente “guardiamo il mondo e ci specchiamo in esso”, e di come ciò si rifletta nella nostra realtà e sul nostro mondo.

In questo senso ho provato più che a spiegare a far esperienziare un processo attraverso due modalità di sguardi, provando a far esperienziare e comprendere ad ognuno la differenza tra il nostro sguardo abituale e di come il clown, o meglio, attraverso gli occhi del clown, si possa riuscire a guardare il mondo e di come il mondo si possa specchiare in lui (noi), in maniera diversa.

Le lezioni si sono semplicemente soffermate sulla possibilità di modificare la postura e lo stesso senso di disponibilità o meglio di “curiosita”, non più soggiogata dalla paura, dalla diffidenza, frutto dei nostri pregiudizi e delle nostre fragilità, attraverso lo sguardo del clown sul mondo. Insomma ho provato a spiegare perchè il clown (è) persona dell’origine.

La cosa credo che abbia funzionato ed ha molte di loro è parso quasi magico di come semplicemente la realtà, il mondo (in questo senso gli altri), ci può apparire diverso da come noi lo possiamo vedere e “percepire” abitualmente, e di come ciò, può modificare la “nostra” realtà di conseguenza.

In estrema sintesi: una “lezione clown: oculistica” sulla percezione di “se” e dell’altro (congiunzione). Un modo più che di guardare, di sentire se stessi e l’altro. Un modo di guardare il “nostro” mondo “sottosopra”, fatto di luci ed ombre, di quel dentro e fuori, che a volte sembra non appartenerci più,  senza però in questo caso perdere mai la “nostra” prospettiva d’insieme, in poche parole: la bellezza e l’incanto di poter ammirare tanti mondi tutti insieme a seimila piedi non al di la del bene e del male.

Con questa nuova prospettiva,  alla fine di ogni incontro, ho consegnato alle stedentesse e studenti, in collaborazione con gli organizzatori dell’evento (che ringrazio) il volantino con il quale invitiamo come Comunità RNCD a scriverci: LA FIABA DELLA (V)NOSTRA VITA .

Spero di esserci riuscito, almeno come nel caso della foto, “com’è in basso, così è in alto.”

La Seconda Sessione

dell’immaginifico evento

è in programma

dal 1° al 5 Maggio 2013

sempre nella splendida cornice del “Villaggio Le Palme” di Marina d’Ascea.

Ninna nanna, bimbo, ninna nanna  
Del cavallo grande
Che non volle l’acqua.  
L’acqua era nera  
Dentro ai rami. … 
Quando arriva il ponte  
Si ferma e canta.  
Chi dirà, mio bimbo,  
quel che ha l’acqua
con la sua lunga coda  
per la sua verde sala?  
Dormi, garofano,  
che il cavallo non vuole bere.  
Dormi, rosaio, che il cavallo si mette a piangere.
(Garzia Lorca)

Grazie di cuore a tutti per l’immagginifica esperienza….. Nanos

INFO: La nostra associazione Comunità RNCD aderisce e collabora all’evento da quattro anni, con i seminari sul clown sociale “dottore” e comico-terapia. Per ogni ulteriori informazioni contattare direttamente la Coordinatrice D.ssa Mariarosaria Battagliese dell’Associazione “Parco del Cilento” di Ascea (SA)

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