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L’ALBERO DELLA VITA, E’ SEMPRE VERDE…..

In diversi libri o manuali di didattica si parla di una “problematica – questa della didattica – che “…. deve restare attenta alle ragioni del soggetto che apprende …” insomma, rispettosa della natura del “discente”, assieme alle ragioni degli “oggetti” dell’apprendimento, la stessa “cultura” umana o meglio dell’umanità.

In ragione di ciò sempre più negli anni passati (XX secolo), gli indirizzi didattici/pedagogici (intesi come “scienza” della educazione e della comunicazione) hanno sperimentato nuove teorie o meglio integrato o messo in relazione (come piace definire a me questi processi) nuove teorie “didattico/pedagogiche”.

Nel precedente post dal titolo “pedagogia del clown” ho messo in evidenze,  le scuole di pensiero e le esperienze fatte da diversi maestri (in proposito mi sono astenuto se non solo accennato, alla mia personale ricerca pedagogica sul clown sociale, che meglio svilupperò in seguito, e frutto della mia esperienza o se volete visione); ora evidenzio alcune delle premesse al mio percorso “didattico” del clown sociale-dottore.

Ritorno quindi alle “nuove” teorie: didattico/pedagogiche; personalmente utilizzo la “via del cerchio” che resta una delle premesse fondamentali del mio viaggio “Alla ricerca del tuo clown …. ma se trovi qualcos’altro va bene lo stesso!”;  in questo caso mi affido ad uno “strumento” la parola ed il linguaggio nella sua matrice più efficace, sacra e non violenta: quella del cuore e del pensare differentemente.

Abbiamo visto anche nel precedente post come già la pedagogia integra o meglio mette in relazioni più conoscenze: biologia; psicologia; antropologia; fisica classica; epigenetica; PNEI; fisica quantistica o meglio la fisica unigravitazionale di Renato Palmieri; etc . A volte parliamo di energie sottili o doppie ma dovremmo, anche dal punto di vista didattico/pedagogico, insegnare o meglio imparare come funzionano i campi elettromagnetici di una calamita, come funziona una dinamo o un alternatore, che cosa sono le frequenze elettromagnetiche e come si muovono, per accorgerci che non esiste repulsione, ma solo attrazione. E così comprendere che noi attraiamo sempre quello che siamo. E, se questo vale per noi, per i nostri “campi” di relazioni, immaginate per la terra, per l’universo intero (?). Mio padre che faceva l’autista di camion mi diceva sempre: “quando il motorino d’avviamento non gira, cambia le spazzole”.

Fatto questa brevissima premessa – e considerazione elettromeccanica – ritorno alle “nuove teorie didattiche” che alla stessa stregua di altri campi scientifici hanno verificato l’esigenza di integrarsi di mettersi in relazione tra vecchio e nuovo paradigma.

Quindi la stessa didattica e la stessa pedagogia non può che non essere in sinergia, attraverso proprio uno degli elementi cardini: l’esperienza. La stessa esperienza che ho vissuto attraverso il mio clown e quello che oggi provo a far esperenziare e che si “costruisce” insieme, proprio attraverso un interazione sinergica ed empatica di ascolto profondo: “io sono” un interazione intima, tra l’osservato-soggetto-io e l’osservatore-soggetto-sono (nell’ambivalenza del significato) attraverso un possibile divenire. Per soggetto-ego-io, per l’oggetto-corpo-sono, persona dell’origine o se volete “io sono persona”.

Nel loro bellissimo libro (ed ora anche difficile da trovare) “L’albero della conoscenza” di Maturana & Varela questa teoria la definiscono “autopoiesi”. Lo stesso concetto di “conoscenza” perde il suo valore storico di “sapere” per prendere quello di: “imparo” da me, e/o mi prendo cura di me – Heidegger, perché come clown sociale e non dottore “sono” poesia fatta persona e faccio semplicemente un azione di prevenzione primaria, come piace definirle a me: “magie gentili”.

Ivan Illich tempo fa parlava di eliminare gli ospedali, le scuole; altri maestri clown – abbiamo visto – sostenevano di eliminare i teatri per andare verso un teatro povero, la strada, il marciapiede; oggi dal punto di vista dell’evoluzione sociale si parla sempre più, di “decrescita felice”. Insomma tutta roba vecchia che abbiamo perso per strada e che così ci potremmo andare a raccogliere. E’ così che ogni crisi non è mai di per se negativa, solo attraverso essa può nascere una nuova conoscenza e consapevolezza di “se”, una “nuova grammatica” che ci faccia riscrivere e parlare delle cose umane.

Per questo uno degli strumenti resta l’utopia dell’eliminare l’io, per divenire semplicemente “sono”, ed in questo senso “persona dell’origine”.

La didattica del clown quindi come “disciplina autopoieutica” – in  questo caso – assume il suo valore di “scienza della comunicazione”, per me identità disciplinare dell’io, con l’identità rigenerante del “sono”, perché li c’è già tutto. La stessa comunicazione per il 90% non è verbale, da qui il lavoro sul niente, sul corpo, eliminando le maschere. Il corpo con i suoi movimenti impercettibili che assumono il significato di specchio, dello stato interiore, di come abbiamo vissuto, così ogni conflitto si manifesta e si vive nel proprio clown. Non più ombre, ma strumenti didattici per il cambiamento del “se”, in questo senso un “se” che più che prendere coscienza, consapevolizza attraverso l’arte della “recitazione” del nostro corpo, che diventa “l’oggetto pedagogico” della dissimulazione. Nella sostanza non è la nostra coscienza che cambia, ma la nostra consapevolezza di poter accedere alla coscienza che non ci appartiene, ma ci possiamo solo accedere, e li il tempo (passato-futuro) non esiste, è tutto nel “qui ed ora”. Il tempo e lo spazio si trasformano in energia (amore) che tutto attrae, perchè nell’universo non c’è repulsione ma solo attrazione e noi attraiamo quello che siamo. Quindi il nostro clown ci consente di accedere alla coscienza attraverso un espansione di consapevolezza, coinvolgendo il nostro corpo che diventa di per se “oggetto pedagogico” del possibile cambiamento: “auto educandosi”.

Lo stesso linguaggio affidato alle sensazioni emozionali del corpo, come persona dell’origine ottimizza il trasferimento della “conoscenza” unificando il livello. La stessa “azione” di osservatore di se stesso, attraverso il clown (corpo-sono-persona), nel mettere lì ciò che di “se” si considera bene e/o male, provoca una riformulazione del proprio “se” , direbbe Emannuel Mounier “Rivoluzione Personalista Comunitaria” ed in questo senso quel “se” diventa congiunzione e non più con l’accento “affermazione”, e ciò sia dal punto di vista autopoiutico-pedagogico, che della stessa auto-disciplina didattica. L’osservatore (io-clown-sono) come sistema vivente che condiziona l’osservato (io-ego-persona), nel paradosso, deridendo se stesso – direbbe Victor Frankl – e attraverso ciò prende simultaneamente in considerazione l’entità che osserva – corpo – e l’universo dentro e fuori di “se” che è formato dalle stesse sostanze. L’universo in quanto tale è capace di interagire (attraverso magie gentili) con l’entità osservata. L’atto (l’azione, l’esperienza in se) stesso nel momento in cui si copie, resta la base cognitiva e costituisce  l’atto essenziale nella definizione del concetto di unità. Non più maschere, non più un “io” frammentato, ma un “sono” uomo/donna intero/a, insomma “angeli” pronti a spiccare il volo.

Il biologo Bruce Lipton nella sua “Biologia delle credenze”  ci parla di “false credenze” o come “ per prendermi cura di me debba “trascurare la mia malattia”, lo stesso “metabolismo cellulare” si sa che attraverso una “riflessione” produce e va ad integrare gli stessi componenti che prima aveva distrutto. Cosi come va a creare una protezione, una membrana alla cellula, che lo stesso Lipton definisce “..il cervello pensante della cellula…” che non resta il nucleo. “L’io” come nucleo, e “sono” come membrana collegata al tutto del mio essere biologicamente e spiritualmente uomo o donna che sia! Vi ricordo qui il caso della Lumaca Aplysia, che crea addirittura nuovi organi.

E sembra proprio strano di come nella teoria della “autopoiesi” di Maturana & Valera si parli che questi organismi viventi, nel loro operare, possono produrre solo altro da “sé” – loro lo scrivono con  l’accento -, e che il loro agire è sempre di natura “circolare”!

Insomma, la nostra è un’epoca di transizione, ancora sospesa tra il vecchio e il nuovo millennio. Il XXI secolo ci pone di fronte ad una scelta: o esercitarci ad essere un uomo nuovo o perire per far posto sulla terra a nuovi esseri, che certamente il nuovo “ambiente”, che abbiamo anche concorso a creare, sta già “costruendo”.

Questa didattica o disciplina del clown sociale, va quindi vista come un’esperienza integrata o meglio di “relazioni”; è un altro “strumento” di realizzazione di un idea di persona nella prospettiva multietnica, insomma, per dirla “autopieticamente” = oltre la dualità classica dei poli opposti per realizzare un “nuovo rinascimento” una “nuova grammatica”, una “nuova scienza” quella  “unigravitazionale”, dello spirito umano e del “se”.

La luce ci permette di osservare e misurare le “nostre” ombre…., come lo spirito, l’animo umano.

Bibliografia   

“L’albero della Conoscenza” di Humberto R. Maturana e Francisco J. Varela , Ed Garzanti 1987;

“Didattica Generale” una nuova scienza dell’educazione di Franco Fabbroni , Ed Mondadori;

“Biologia delle Credenze” Bruce Lipton , Ed Macro