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nanos-mercuzioDialoghi immaginifici tra un angelo e un clown

Nanos…. ti ho trovato felice e turbato nel tuo nido di nuvole,  un po’ grigie, fredde e spilungate dalla brezza desenzanese di un lago che non “guarda” più la sua migliore e particolare qualità: una luce, luminosa e turchese, anche se di Lombardia. Mo ti sei messo in testa che vuoi fare il faro? Aveva ragione Manzoni quando parlava del cielo di Lombardia …”tanto bello quando è bello”. I motivi della tua felicità ed eudaimonia -come usi dire tu- erano palpabili e immediati…..ma i tuoi turbamenti? Non erano certo “I dolori del giovane Werter” ma più vicini a quelle macerazioni intellettuali de “Il giovane Holden”….che gli piace viaggiare in treno, più che con una moto del tempo, come ultimamente faccio anch’io per fare un pò lo “scemano”….;

Mercuzio….Sono lontani questi turbamenti e si sono rivelati col tempo quelli che sono …..finzioni, inganni, favole,….miti. Io amo i racconti più delle storie o biografie e sento congeniali i sentimenti letterari di Karen Blixen che in un bellissimo racconto intitolato” Il secondo racconto del cardinale” affronta il problema del rapporto tra narratività ed identità, poesia e vita …una coerenza ,una koinonia che in pochi riescono a vivere nella duplicità dell’essere. Un mio vecchio e caro amico arcangelo di nome Platone parlava di ‘amore’ come ricerca della propria metà perduta e tutti abbiamo pensato alla differenza di genere e via a soffrire per trovare l’altra ‘nostra metà’ mancante fuori di noi. Ma è dentro ognuno di noi che si crea scissione e mancanza ….è il vostro “io” ad essere scisso e in eterno conflitto.

Nanos …… ho sentito il freddo e il tremore della tua mano tra le nuvole cerchiate di grigio e come se ti fossi incastrato nel ‘cerchio’ della loro spirale di vento e poi le tue parole si nascondevano dietro la tua antichissima origine di ferinità Irpina del “tuo lupo” nascosto, che combatteva la sua lotta adolescenziale con la propria terra e i suoi terremoti, lacerazioni e malumori…pure oggi che sei eterno?

Mercuzio…..certo hai colto come al solito la superfice e le scorie dei miei sentimenti. E’ ben più profondo il mio turbamento di questi momenti. E per spiegartelo ritorno al racconto sopra citato…..descrivendo la seguente situazione: c’è una signora che chiede al cardinale: “Ma tu chi sei?”, e a questa domanda “chi sei?” il cardinale risponde: “Risponderò con una regola classica: racconterò una storia”. Questo tipo di domande richiedono l’identificazione di una persona, l’individuazione di essa colta in tutta la sua irripetibilità, ossia nella irripetibile esistenza che ciascuno di voi (umano) ha, e c’è una sola domanda capace di far riemergere questa esistenza in tutta la sua irripetibilità: “Chi sei?” Perché se io chiedo: “cosa sei?” ebbene, allora posso rispondere accennando a una mia qualità, al mestiere che svolgo, a una mia appartenenza culturale, alla mia natura biologica, la mia specie di appartenenza… ma il “chi sei?” ha una sola risposta intesa come risposta verbale che può rendere il suo contenuto dotato di senso. Ma io sono un angelo come tu sai…….;

Nanos ….il vizio assurdo e civettuolo di voi “angeli-filosofi” ritornare sempre all’inizio “Essere o divenire” …maledetto Parmenide e Platone ….. ma perché non ti appassiona la semplice, dolce e commossa felicità della poesia, non quella dei poeti da strapazzo della tua terra d’origine che richiamano la “bellezza” come fatto esterno da “se” , per loro la “paesologia” non è quella di dentro ma è solo “esterorità concettuale” per diventare maestri di “asilitudine” ed essere ”fuori” dalla bellezza del proprio “io sono”? E no, me lo dovresti insegnare tu che la vita è un sogno e solo quando ci svegliamo e smettiamo dì chiederci “chi sono” o “chi sei” (?) che possiamo viverla nella leggerezza e nella bellezza della nostra fantasia…..e che diamine me le dovresti dire tu a me ste cose che sei un angelo (!?);

Mercuzio……..questo non è il mio problema …da tempo ho “rottamato” i labirinti, le caverne, le reti, le tane, le isole monocratiche della mia ragione. Ma sono proprio i poeti e i funamboli della percezione e della sensibilità (anche i Clowns sentono questo richiamo distruttivo e narcisistico al limite della schizofrenia come stile di vita) a cadere in questa trappola iperattiva e discriminatoria. Io avevo capito dal racconto che se c’è una risposta possibile da ricavare (fabula semper de te narratur) è che si dà nel discorso e che è appunto la narrazione, il raccontare una storia. In questo caso è ovviamente la storia di una vita. Ecco allora capisco l’imbarazzo e la reticenza di ognuno di noi di rispondere nel rispondere alla domanda di rito….”sei un paesologo? ….un filosofo,…. un clown, ….un architetto,….. un avvocato,…. un medico. E peggio: sei irpino? Sei maestro elementare? ….e giu di lì…. e mai e poi mai affrontare il problema angosciante e bello di “chi sei” e raccontarlo…………..;

Nanos….azz allora l’hai capito pure tu che quelle sono tutte maschere, ma u Mast tuoi non ti ha insegnato un bel niente lassù, sulle rive oggi anch’esse sconnesse a “Repubblica di Salò” di un credere per miti e leggende senza mai porsi la vera domanda: “io sono” e con certezza rispondere a questa infinita domanda (?), qui non si tratta più di chiedersi “chi sei” c’è invece bisogno di togliersi le maschere dei ruoli del passato e dire semplicemente “io sono….. un angelo” (nel caso tuo) e nel mio Io sono…. un Clown”. Con amore si, con quell’amore che “forma” e non “domina”. Ecco perché pratico i miei sogni, con immaginazione e fantasia. Certo a differenza di te che t’incstri tra nuvole grigie e levigate dalla brezza di un vento nuovo che neppure tu conosci, io mi incastro ancora si, ma tra “fuochi fauti” che mi stanno dando una mano a costruire un ponte di diamanti e sconfiggere finalmente tutti i miei antichi e malefici incantesimi.