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Prefazione al libro dei vissuti di alcuni clown “dottori” della Associazione non profit “RNCD – Comunità Libertaria di Clown & Sognatori Pratici”.

“Il Clown e il Filosofo”

di Mauro Orlando(*)

Il clown è stato variamente descritto e definito. Il filosofo viceversa, non come semplice espositore di filosofie eterogenee, è un argomento sempre vergine e pieno di incognite e di pericoli di potenzialità esitenziali.

Il clown più che un linguaggio e una comunicazione è una esperienza trasformativa e pretende con la leggerezza del sorriso trasformare ogni attività ed inattività al di là delle parole, degli atti e delle performance che mette in opera.

Vuole cambiare prima di tutto la sua vita interiore e una volta scoperto questa aria rarefatta di leggerezza come nel respiro d’alta montagna e nella profondità della vista di un “museo dell’aria” respirare a pieni polmoni tra le pieghe e le crepe del proprio animo per infondere questo respiro di vita nella mente e nel cuore degli altri diversamente sofferenti.

E, in questa profonda metamorfosi intima e totale egli pretende di alienare e di estirpare ogni identificazione con la sua persona familiare, professionale, sociale e storica arrivando a non riconoscersi nell’individuo che sembra essere (maschera)- nato da certe genitori in certa data, con suo carico di conoscenze,esperienze e ricordi,senza paura di schizofrenie e paranoie ma con la gioia di identificarsi con l’essere in quanto tale “ il clown nascosto” tra le pieghe e le crepe del nostro animo scisso e conflittuale.

Potrebbe paradossalmente e a buon ragione gridare a tutti con un sorriso a 120 gradi “sono figlio del cielo e della terra …. sono figlio del sole e della luna”. ….“sono della stessa sostanza dei sogni”.

L’uomo normale può anche essere “uno, nessuno, centomila” a sua insaputa sul palcoscenico del suo mondo reale, il clown aspira allo zero assoluto della leggerezza come via di perfezionamento sempre più alto ed eccelso senza la pretesa e l’obiettivo di insegnare o raggiungere nessuna dottrina e sapere.”

E’ un sognatore pratico non solo per il gusto di metafora o amore del paradosso. Sente profondamente perché sa il vero sapere è la democrazia buona ,bella e ordinata della sua anima. Il clown non è mai un individuo isolato che ama la solitudine triste di Pierrot.

E’ nella sua solitudine fatta di silenzi e bellezza che convive con il suo “io” più bello ed autentico e in questo silenzio solitario scopre la sua vocazione e bisogno degli altri e aspira ad essere amato ed accettato dalle comunità civili e politiche senza la pretesa di indicare modelli ma con la libertà di non esserne ingabbiato,condizionato … obbligato.

Il suo è un particolare modo di fare esercizi di esodo e di esperienza non solo degli altri ma con gli altri, malati bisognosi di cure mediche, cittadini di cure politiche, persone di cure d’amore … con una medicina naturale ed ovvia: un modo diverso e nuovo di guardare,pensare e vivere il mondo,gli uomini e le cose.

E’ un modo di “entrare nei panni degli altri” con stupore ,disponibilità e meraviglia, incanto sia si tratta degli indiani d’America ,di naviganti profughi, di un bambino triste , di un sindaco distratto , di un assessore disponibile o di una mosca che si posa silenziosa e fastidiosa sulla nostra mano o di una rosa che ci riinnammora della vita per il suo profumo o bellezza.

Cercando solo di pensare, vivere per approssimare ogni uomo all’altro uomo e a tutti gli esseri viventi in un organismo unico e infinito che è l’universo naturale .In questo gioco di specchi il clown e il filosofo amano confrontarsi e confondersi agli occhi degli altri in un gioco intrigante, gioioso, leggero e profondo assieme per fecondare idee di luce e sogno e per incontrare e stimolare belle facce sorridenti ,arrese e aperte di bambini e adulti-bambini aperti al gioco, alla bellezza e alla leggerezza del vivere nello spirito del “clown” che ognuno aveva conservato dentro di sé con riserbo e generosità e anche con un certo timore, riverenza e diffidenza.

Anche il nostro “clown” …scoperto ’in interiore homini’ una volta individuato la sua autentica identità sarà come all’inizio del pensiero filosofico costretto a porsi le domande classiche della filosofia: chi sono (?), dove sono (?) e chi sono gli altri (?), “a che tante facelle”? e che senso voglio dare alla mia vita presente e futura. Le risposte non saranno facili e mai definitive.

‘Rinascere’ e rinnovarsi dopo le peregrinazioni o le migrazioni letterarie o esistenziali nelle corti e nei teatri di tutto il mondo non è scontato e il “ritorno” nei “piccoli paesi” degli appennini del mondo in cerca “della grande vita” o riorientarsi nel caos rumoroso dei grandi centri urbanizzati della socializzazione o dei “non-luoghi” dello scambio solo commerciale, può alleviare o rimediare alla nostalgia e al ricordo affettivo e riproporre lo stesso affascinante viaggio che la “paesologia” letteraria e poetica cerca di delineare e definire. “Il clown è poesia fatta persona e vita quotidiana ”.

Si, certo! Egli sa dopo tutto che il percorso del pensiero non solo filosofico e letterario del nostro occidente resta imprigionato come nei “prigioni “ di Michelangelo o nella incompletezza del Mosè e che l’identità autentica scaturisce dalla domanda primaria del “conosci te stesso” e “racconta il tuo io” e non solo del moderno “io sono perché penso ”! In questo egli ritrova la poesia che sa farsi “pensiero poetante” dei sogni della vita e della vita come sogno..

Questa è una premessa gratificante e indispensabile ma non definitiva e bastevole. Si sa anche che la conoscenza sociologica, antropologica e culturale del territorio su cui si intende restare, ritornare , operare e vivere (civiltà contadina o urbana) si alimentano delle stesse origini umili ma intransigenti del clown: colonus, lo zotico , l’inurbano, e che il suo sapere accumulato antropologicamente, letterariamente e storicamente, possono essere utili per liberarlo dalla stessa schiavitù del non gioco senza spingerlo nei vecchi e chiusi labirinti del sapere.

Sa anche che la “liberazione sociale e individuale ”può diventare incentivo al potere personale anche nella “microfisica del potere” della quotidianità passiva o attiva. Si può anche finire a ricoprire in patria e nel mondo ruoli e “clichè” professionali anche con compiti di protagonismo culturale e riscatto sociale.

Il vero problema in ultima analisi resta il senso che si vuol dare a questo “ritorno identitario” e clownesco nella realtà dei “piccoli paesi” dell’abbandono (economico, sociale e psicologico), dei “terremoti” interiori con ferite e crepe profonde, e mai rimarginate, delle solitudini doloranti e silenziosi delle emarginazioni storico-politiche, delle quotidianità ipocondriache, ciniche o rancorose e quant’altro che Franco Arminio poeta errante della provvisorietà nell’abbandono dell’Irpinia d’Oriente ci racconta meravigliosamente.

E, già ora prima di una “squola” bisognerebbe fare una opera di “descolarizzazione” di tutti i clichè, grammatiche e sintassi e le ‘maschere’ che la storia ha accumulato e imposto, con croste ossificate e grumi gelatinosi, allo spirito leggero, ridente e danzante che Nietzsche aveva individuato nella categoria del “dionisiaco” non come stato mentale e conoscitivo ma come stato emozionale e sapienziale come “stelle danzanti”.

E così cominciare a ragionare del come questo “clown”: contadino, zotico, inurbano, rinato si possa ripresentare nei bar, nella case contadine, nelle piazze, nella varie ‘chiese’, musei dell’aria, negli ospedali ed in tutti i luoghi del disagio sociale, ecc. e al di là delle paure, dei timori, della riservatezza come esporsi.

Come saggiamente dicevano i nostri pratici antenati latini “rem tene, verba sequentur” ….insomma, quando “conosci il senso del proprio essere e delle cose da fare” …. gli argomenti,le parole e i comportamenti conseguenti verranno, perché usate per “prendersi cura” di tutti i mali, i disordini, i dolori e le sofferenze nostre e dei nostri simili.

(*) Mauro Orlando è nato a Grottaminarda (AV) e vive a Desenzano sul Garda – Professore di Filosofia, è Presidente Onorario della nostra associazione “Comunità RNCD”.

“IL VIAGGIO: IO ERO, IO SONO LA MIA STORIA DI CLOWN

è stato un libro autoprodotto dalla nostra comunità che ne mantiene in ogni caso in esclusiva i diritti d’autore per le finalità sociali. Nel libro si raccontava “il viaggio” ed il vissuto di alcuni clowns della nostra associazione. L’unica stampa del libro Ed. 2011 fu realizzata con il contributo della Fondazione Cotroneo di Benevento. Il ricavato delle sottoscrizioni (“donazione libro” cc postale 3232889) ci serviva a sostenere l’attività di promozione sociale della nostra Associazione Comunità RNCD. Già da gennaio dell’anno 2014 abbiamo dovuto dichiarare la non disponibilità più alla distribuzione del libro perché le copie, far data utile da gennaio 2014, sono risultate smarrite.

PERTANTO, VI INFORMIAMO CHE LE COPIE DEL LIBRO, NON RESTANO PIU’ NELLA NOSTRA DISPONIBILITA’ ED OGNI DISTIBUZIONE DI ESSA, QUALORA VENISSE FATTA, LO SI FAREBBE CONTRO LEGGE E NON A NOME NOSTRO.

Ci dispiace molto, per questa incresciosa situazione, invitiamo chiunque a segnalarci ogni abuso in tal senso.

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