La vita concreta prima delle analisi e delle ideologie…..“…se l’uomo fosse o avesse da essere questa o quella sostanza, questo o quel destino, non vi sarebbe alcuna esperienza possibile- vi sarebbero solo compiti da realizzare” (Agamben)

La vita più che per qualsiasi filosofia
di Mauro Orlando (*)

In questa fase di empasse della “Politica” rispetto alla “Tecnica Economica” e l“evanescenza o l’intontimento dei movimenti” della cosiddetta società ancora nella dicotomia “violenza-non violenza” vorrei consapevolmente sottrarmi alla discussione tecnico ideologico–politica ,salvo che per necessità razionale e sfida cognitiva e rispetto critico delle analisi altrui solo se nascono da esperienze individuali,sociali e territoriali e non da vecchie e sepolte ricette palingenetiche.

Non ho ricette preconfezionate,logiche,coerenti e accattivanti da proporre per l’immediato futuro.

Posso solo riferire lo spirito, i sentimenti e le idee personali che sono maturate nella mia esperienza della Comunità provvisoria in Irpinia con un piede critico nella realtà posturbano-produttiva della valle padana.

Dopo anni di analisi alla ricerca di alternative concettuali e concrete mi sono convinto per adesso che solo il racconto delle nostre esperienze e autobiografie sentimentali e razionali riescono a determinare le analisi , la cronaca e la storia degli ultimi due anni della politica italiana e non viceversa.

Due sono stati i sentimenti che mi hanno portato all’esperienza nella “Comunità provvisorie”
http://comunitaprovvisorie.wordpress.com/category/blog-paesologia/.

Un ritorno alle mie radici pre-razionali come completamento della mia identità di uomo che vive la sua contemporaneità nel sospetto conoscitivo verso tutte le forme di deriva di sviluppo senza progresso.

Paradossalmente la situazione antropologica, culturale, economica e sociale dell’Irpinia arretrata rispetto alla Storia nazionale e terremotata nella sua storia intima e sociale si prestava alla riproposizione concreta di una esperienza esistenziale e politica incardinata su due categorie concettuali classiche e moderne, minimale e universale: paesologia umanistica e comunitarismo.

Scienze arrese ma vive ,consapevoli e attive. L’affetto e la stima umana per i miei nuovi compagni di avventura e l’indignazione e il disprezzo per quasi tutto riproduceva il ceto politico dominante e dei loro atti politici…hanno dterminato il resto . Sono non a caso due sentimenti distinti ma essenziali nella originale esperienza politica che ho fatto e continuo a fare nella mia ,aimè, non giovane vita sentimentale,mentale e politica.

E’ il “sentimento” ,non necessariamente contrapposto alla “ragione”, la peculiarità e l’anima di questa nuova esigenza di politica che ci ha piacevolmente trascinato in questa straordinaria esperienza sociale e culturale.

Ognuno di noi ha dovuto fare delle scelte esigenti rispetto alla propria vita privata, intellettuale e professionale .Abbiamo dovuto correggere convinzioni inossidabili e vocabolari inadeguati. Abbiamo dovuto fare “tabula rasa ” delle nostre sintassi e grammatiche, perché sentivamo che questa esperienza aveva una necessità e originalità che obbligava a mettere in discussione prima di tutto noi stessi, le nostre accomodanti e pacificate pigrizie mentali e psicologiche.

Le nostre care e vecchie categorie politiche si sono manifestate nella loro insufficienza sia per la comprensione del fenomeno ma soprattutto per interpretarne il senso e la sua rappresentazione.

Educato ad una salutare diffidenza culturale e politica dell’individualismo moderno se pur filosoficamente profondo (Locke, Kant, Stuart Mill) ,questa nuova esperienza sociale mi ha riaperto un quadro analitico meno dottrinario e più aperto e critico.

Ho scoperto la ricchezza di un individualismo “riflessivo” ,progressivo e attivo finalizzato a stimolare e consentire agli individui prima di tutto,di fare libere scelte per quanto riguarda la loro vita privata e pubblica e la povertà pericolosa di un individualismo pigro ,regressivo e gregario o di un comunitarismo ideologico o teologico che riproponeva sotto forme accattivanti vecchi miraggi regressivi o progressivi.

Si è detto che le emozioni non possono costruire nuove identità collettive.

L’esperienza dei “piccoli paesi dalla grande vita”, Delle “sentinelle del territorio” della ricerca delle basi emotive e culturali per un “umanesimo degli Appennini” possono essere la risposta concreta a una sociologia o una scienza politica viziata da un errato privilegio esclusivo della razionalità e dell’astrattezza.

Una sorta di astratta razionalità politica rischia di fare dei brutti scherzi non solo ai nostri detrattori ma anche ad intelligenti analisti e praticanti presenti nella nostra esperienza nella realtà sociale piuttosto che nelle formalizzazioni istituzionali della politica.

Abbiamo bisogno di una modestia intellettuale e un orgoglio politico che parte da un risultato al di là e al di sopra delle nostre personali capacità e previsioni. Ho accettato consapevolmente la scelta di aprirsi ad un incontro e confronto con tutte le atre esperienze comunitarie e individuali che partissero dalle stesse nostre esigenze senza preclusioni ,primazie e gerarchie nella possibilità di esperienze.

Io sono convinto che le nostre esperienze non sono nate per essere compresi solo razionalmente o alla ricerca di personalità o gruppi legittimati , se pur con competenza e intelligenza, ad una direzione anche solo orizzontale ma soprattutto per essere vissute e praticate democraticamente in prima persona anche in modo istintivamente attivo e responsabile.

Non stanchiamoci di ricordare agli altri , ma anche a noi stessi,che non nasciamo anarchici, impolitici, apolitici o antipartitico ma carichi di originali stimoli e sane provocazioni intellettuali e,direi senza essere frainteso, istintive alla politica tutta ,ingessata e autoreferenziale che ha smarrito il senso dei suoi fondamenti ,sia quando si fa pratica praticata e politicante , sia quando si fa ideologia, mito,metafisica o dottrina, dimenticando di essere soprattutto ricerca critica, scienza o attività dell’uomo e per l’uomo non universale ma concreto e storicamente determinato nelle sue realtà territoriali e culturali senza miti e ideologie .
In conclusione mi piacerebbe discutere e confrontare esperienze,stili di vita più che interpretazioni di filosofie o peggio ideologie di vita siano esse laiche o religiose.

(*) Mauro Orlando,
è l’angelo Mercuzio ed è Presidente Onorario della Comunità RNCD
Fonte:
http://elisiramore.blogspot.com/?zx=a3f271de73eb9a50