Carissimi/e Clowns,

Tempo fa anch’io mi ero perso la comunità e mi sentivo solo. Adesso, certamente, sono meno solo, ed in particolare oggi che è natale, con l’illuminazione celestiale, ho riflettuto a lungo sull’esperienza fatta fin qui.
Adesso ho un sacco di amici ed amiche con i quali spero di poter condividere ancora il mio viaggio iniziato sei anni fa e due anni fà con alcuni di voi, in buona compagnia.

I principi che abbiamo inserito nella bozza di statuto (la potete scaricare anche qui da INFO) si rifanno come potete immaginare al percorso ed all’esperienza del mio “Clown Nanosecondo”, dall’esperienza di tanti altri comunitari vicini e lontani, dal lavoro comune fatto in questi anni insieme a voi tutti. In particolare con Angela Stanco, l’immaginifica Principessa Naiza, e presidente del nostro Comitato, con la quale (abbiamo) ho condiviso molti sogni.

Nanosecondo è un essere che tempo fa adottò una scelta, che era allo stesso tempo “fuga & lotta” da un modello di società che avrebbe rappresentato da li a poco il suo fallimento, sia nella crisi economica, che nell’incapacità dell’essere umano di navigare “fuori dalle rotte abituali”, per riconquistarsi uno spazio di autenticità.

Una società fatte di deleghe e di poteri, democratica si ma fuori dalla democrazia, perché senza amore. La prima cosa che feci all’epoca fu lasciare il sindacato. La cosa mi costo molto sia in termini economici che “affettivi”, ma questa esperienza di vita la ritenevo ormai consumata. Lo stesso sindacato non era più “strumento ” sociale per un possibile cambiamento. E, così mi costruii la mia moto del tempo. Ho incontrato cosi il mio Mago Gentile Mrs Lapo, la mia anima Tegolina, la principessa Naiza, e poi….e poi…

Nel corso di questi anni ho anche scritto un sacco di storie fantastiche e si come altri anch’io …“ho visto cose che voi umani non avreste mai potuto immaginare ….” e forse troppe (si avete ragione) ma per me sono state significative del percorso che mi ha portato fin qui oggi 25 dicembre del 2009.

Sono grato ad un mio carissimo amico giornalista di Salerno che si chiama come Enzo (Greco) il quale mi spinse a raccontare e scrivere le mie storie immanifiche su GIRO DI VITE un giornale telematico (non profit) che nasceva in Sicilia alcuni anni fa sull’esperienza di Fava. Se vi và (e avete tempo) potete ripercorre il mio viaggio “catartico” su: http://www.girodivite.it/_Enzo-Maddaloni_.html

Il 29 dicembre è il mio compleanno, ne compio 55 di anni, eppure mi sento come se fossi nato ieri (a parte qualche piccolo acciacchino) dovute al freddo siderale dei miei viaggi con la moto del tempo.

E, questo grazie al fatto che negli ultimi sei anni della mia vita ho iniziato ad “improvvisare”, vivendo anche per un certo tempo in “comunità provvisorie”. In mondi fantastici ,o meglio in paesi e paseologi dove uomini, scrittori, poeti, architetti, contadini , idraulici e filosofi cercano di costruire castelli in aria. E, così ho incontrato il mio angelo custode Mercuzio.

Certo non è stato facile, ma sono, anzi siamo qui, non più da soli, ma con la gioia di aver condiviso un percorso, per alcuni impegnativo, per altri di curiosità, ma in ogni caso con tanti nuovi amici ed amiche.

Più che in forma mi sento “forma di comunanza” mi sento “forma di adesione” (si praticamente un adesivo) ad un futuro che avanza, ma che non vedrò nella sua “nuova forma”. In questo senso come Clown non credo di appartemere a nessuna comunità se non quella che creo al momento.

Per questo più che aderire oggi a certi principi che per necessità (statutaria) abbiamo inserito in un “atto costituente” che spero potremmo condividere, e sottoscrivere, vi chiedo di guardare al futuro della nostra associazione con uno spirito un pò diverso dal solito.

Insomma, come ad una “macchina del tempo” o uno “strumento quantico” “un vuoto-vuoto” per stabilire una interconnessione con altri individui, liberati dalle loro prigioni e che nel caso, si potranno mettere in gioco per prendersi un pò in giro negli spazi intergalattici con il loro clown e diventare co-creatori di nuove comunità.

Nella sostanza “prendersi cura di se”. Si avete capito bene: un “se” senza accento… nel senso dell’andare verso…nel senso di perderlo….si un “se” ….”NEUTRO” che và al di la dei limiti imposti (dalle stesse regole) per rompere la “forma” di un “modello” di “struttura” che rischierebbe di imprigionarci ulteriormente.

Ma è un pò come firmare una cambiale in bianco? Mi direte! Ma lo stesso Clown per sua natura non sa di sapere quello che fa prima di farlo. Il clown è il simbolo dionisiaco della maschera o meglio delle nostre maschere e del teatro della vita che in molti casi ci obbliga a mettere.

Oggi tutto è legato al “saper fare” in accordo a certi canoni e regole ,ma in questo contesto rischiamo di morire ogni giorno. Viviamo però nel frattempo – in coscienza – che c’è un elemento di contatto e contagio, un contagio della spontaneità, della libertà e della fede nella vita, per superare ogni malessere attuale, attraverso la nostra “spontaneità creativa”.

Ebbene ognuno di noi si sente bloccato perché ha paura. Paura dello sconosciuto? Il rischio che possiamo diventare eroi così e facciamo una brutta fine: moriamo! E, si tutti gli eroi muiono.

Eppure la strada è proprio questa: lasciarsi “morire prima per non morire”. Per non diventare eroi, ma semmai “tradire” “fuggire” e così per poter rinascere.

 

Certo morire e rinascere non è facile. Questa capacità è data solo a uomini coraggiosi o figli di Dio. Lo stessoGesù però ci ha insegnato a rinascere. Solo che il suo messaggio lo abbiamo travisato. Alzati e cammina. Aiutati che Dio ti aiuta. Ma forse il santo Graal non è nascosto al di fuori di noi ma è dentro di noi. La stessa educazione alla spiritualità dell’individuo che abbiamo sperimentato con il council “la biblioteca dell’anima ci ha insegnato che ognuno di noi può essere “maestro” dell’altro. “Un giorno voi sarete capaci di fare molti più miracoli di me”.. disse Gesù una volta ai suoi discepoli. Ma come?

 

Certo che se dico ciò oggi che il è 25 dicembre rischio la scomunica e può rappresentare l’atto più profondamente pazzo, ma credo che ciò possa aiutarci a farci riflettere e servire a scoprire un immagine di “se”, di noi stessi più reale e vera, perché ognuno di noi è parte del tutto. Ognuno di noi è unico e divino.

 

Il pensiero è illusione, il corpo è realtà. Il pensiero è freccia, il sentimento/corpo è cerchio. I valori vengono attraverso una trasformazione. Per comprendere bisogna creare una “nuova educazione” che riconosce la falsificazione. Noi dobbiamo tornare ad essere farfalla:

Metto qui un importante riflessione (a mia opinione) sui mali della nostra civiltà di Claudio Naranjo in occcasione della presentazione del suo libro (omonimo):

Prima Parte -LA CIVILTA’ UN MALE, CURABILE di Claudio Naranjo

http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=10936

Seconda Parte – LA CIVILTA’ UN MALE, CURABILE di Claudio Naranjo

http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=10937

Dionisio e Apollo? E, già così possiamo ritrovarci e riscoprirci il quel “se” senza accento. Un “se” unitario, che le culture, il sapere ed il potere hanno costretto a personificare nella scissione del nostro “sé” diviso non autentico e liberato. Metà ubriachezza e metà lucidità (?) E, si nel clown c’è questa componente unitaria che libera senza potere tutte le nostre energie creative.

Il clown come plastica dell’anima, della precivilizzazione? Con un “se” concepito quindi come il nuovo “creatore del mondo”? Beh almeno è un “se” che mette in armonia il caos generato da un modello di società che per millenni ha diviso solo le “forme” del nostro essere “unici”. In questo senso la figura del Clown è “essere umano intero”.

La stessa interconnessione è data dal nostro proprio nome, dai nostri recapiti telefonici, dalle nostre e-mail per essere raggiunti ognuno per condividere pensieri e sogni, oggi nel qui ed ora. Lo stesso tempo è cambiato ed ogni momento ha il suo tempo.

Per questo immagino che ognuno di noi, pur facendo parte di un’associazione (domani), deve mantenere una totale autonomia e indipendenza creativa ed allo stesso tempo entrare a far parte di un cerchio solidale, fuori dalle logiche categoriali e di potere, multitematico e multietnico.

Questo potrà anche aiutare processi di unificazione, sulla base della condivisione dei valori di noi “esseri umani” e della pratica consapevole di azioni di tutela della nostra madre terra.

L’esperienza fatta ultimamente nell’evento “Asini & Clown” è stata meravigliosa per la sua importanza simbolica e sociale. L’asino è un po come il clown. Lo stesso San Francesco diceva ai suoi discepoli agite come l’asino. Ma l’asino è il diavolo? Si entrare nell’asino è metaforicamente parlando come riconoscere i propri sbagli il proprio inferno. La concentrazione nel silenzio che incontra tutte le cose.La stessa educazione oggi è intesa più come una fabbrica di informazione, e qui si trasforma in autorità del sapere, invece ci dovremmo preoccupare che la cosa più grande ed importante è il non sapere, per comprendere meglio a capire com’è.

Ecco come clown dottori dobbiamo prenderci cura di tutti i “nostri“ malesseri della nostra società e per svolgere questa missione dobbiamo condividere almeno l’intenzione di “essere uomini liberati” più che liberi. Nella sostanza dovremmo essere tutti più “sognatori pratici” perché l’unico strumento che può farci cambiare è l’utopia.

Dobbiamo essere solo più consapevoli che siamo persone “normali”…si … “non eroi”… che non si rassegnano a vivere senza sorridere, senza essere felici, senza libertà e giustizia sociale.

Il nostro mondo, la nostra amata terra soffre di ferite profonde inferte da civiltà in declino che non riescono ad offrire più prospettive di vita serena a miliardi di esseri umani. Dovremmo sentirci tutti/e chiamati in causa e noi vogliamo provare a non sottrarci. La stessa crisi và vissuta come un opportunità e non negativamente.

Dobbiamo essere più convinti che stiamo cercando tutti un mondo diverso, anzitutto cercandolo in noi stessi. Perche dobbiamo essere consapevoli che per cambiare la realtà che ci circonda dobbiamo prima cambiare noi stessi.

Possiamo impegnarci in comune per superare la disgregazione umana, per affermare una pratica dell’incontro, dello scambio, della ricerca e della socialità, dello stare insieme diversamente, non in maniera coatta, ma consapevole.

A me piace definirmi “sognatore pratico” perché l’utopia del benessere per tutti, della pace universale, dell’amore fra umani e per la madre terra siano realizzabili qui ed ora, per chi lo scelga, ed io posso scegliere.

Ecco, la nostra associazione non la dobbiamo pensare solo come un ammasso di articoli o di principi e di scopi codificati appriore, che ripropongono il vecchio nelle sue logiche di potere, ma come un insieme di esseri umani che vogliono costruire una nuova comunità che non giochi più sulle polarità male e bene, sapere e potere, ma che sposi finalmente un nuovo principio che non è ne attivo ne passivo, ma lo “SPAZIO NEUTRO”, il campo nel quale “l’INTERAZIONE” tra gli esseri uomini fa si che “ACCADE”.

Una comunità in costruzione di donne e uomini liberati e dunque libertaria perché come Clown abbiamo compreso che è fondamentale liberarci da costrizioni e autoritarismi, (come dottori clown dovremmo prima di tutto prenderci cura delle nostre malattie per poi prenderci cura delle altre e degli altri), che vengono dalle ideologie e dai censori di ogni provenienza.

Lo “strumento di incontro” della nostra comunità (associazione) è il “cerchio”, spazio sacro di comunicazione intima nella forma del council, ma anche luogo di espressione libera e paritetica di ciascun partecipante, dove il sapere e il potere non si scontrano con le logiche fin’ora date ma con la capacità di ascolto vero.

Su questo piano le stesse norme del nostro statuto non devono interferire e o interviene per sovrapporsi. Allo stesso tempo nessuna organizzazione e struttura, a nessun livello, potrà appropriarsi della creatività del singolo che resta un patrimonio non solo individuale ma anche e fondamentalmente della stessa associazione.

L’associazione per assurdo non è luogo della rappresentanza e del potere, del collettivo dei soci, ma del reciproco scambio e del mutuo soccorso dei singoli individui, un concreto moltiplicatore delle coscienze basato sulla pratica consapevole di molteplici individualità, nei diversi ambiti di presenza e attività umane.

Per questo nella proposta dello statuto e dell’atto costitutivo nei principi generali c’è la difesa del patrimonio creativo del singolo socio.

Se riflettete è un’innovazione non di poco conto. Per la prima volta in un associazione non si tutela solo il “patrimonio immobiliare” ma anche quello “creativo dell’essere umano” liberato dagli stessi vincoli dei potere associativi, ma per giunta tutelato dagli stessi. Il tutto sempre nel rispetto dei principi generali condivisi.

Un patrimonio umano quindi (sotto tutela) come espressione di cooperazione fraterna, intercategorialità, trasversalità, che supera il concetto stesso di “sapere e potere”… “dato” …per reinventarlo, rimandando il tutto alla capacità di aiuto e soccorso reciproci, liberi e consapevoli.

La nostra associazione non potrà cosi funzionare per “veti incrociati” ma per l’esistenza stessa della volontà di funzione su iniziative sottoscritte da singoli o da gruppi di soci che contribuiscono in maniera concreta di volta in volta, all’attività per il perseguimento degli scopi associativi.

Una “rete” di “essere umani” prima che soci attivi con vari snodi e nodi di “competenze” e di “proposte” affinché anche se si interrompe un nodo o uno snodo ce ne sono altri che si attivano in maniera interdipendente.

La stessa rete web ha testimoniato fino ad oggi i suoi punti critici ma anche le sue potenzialità di coinvolgimento e quindi l’intento è costruire un associazione che sfrutti e rispecchi i processi creativi neuronali e nel contempo rispecchi la capacità dei “saperi” della stessa “rete” senza vincoli di “potere” del non fare ma semmai privilegiando il “come fare”.

La rete web, le mailing list, i messaggi SMS in tempo reale, i notiziari flash, sono gli strumenti per far viaggiare la comunicazione velocemente e capillarmente. La stessa azione del clown all’apparenza “improvvisata” diventa “modello” per costruire la nostra associazione. Certo non ce ne sono in giro molte così, vi avverto che alcune hanno fallito i loro intenti, ma dove hanno fallito? E, si proprio sul problema del “potere” e delle “gerarchie” interne?

La nostra deve essere “diversa” ed in questo senso aperta, trasparente, autogestita, con solo un semplice direttivo che gestisce solo le funzioni di rappresentanza esterna ed interna ma che lascia alla vita di rete ed al cerchio degli associati lo sviluppo dell’attività creativa della stessa associazione.

Per questo più che “regole statutarie” (queste valgono per chi ci vede da fuori) valgono per noi ed hanno molto più valore le “buone intenzioni”, in questo senso la “via del cerchio” che ci sforziamo di adottare nella sua pienezza è “la nostra via” intesa nel senso che noi siamo la “via e la meta”.

Per questo, per quanto riguarda le modalità di discussione, tendenzialmente i soci adottano il metodo del “cerchio”, cioè: riunirsi stando seduti in cerchio, ognuno “pari” agli altri, senza presidenze e vertici autoritari.

Su questi assunti si base il concetto di sintesi di “Comunità Libertaria di Clown & Sognatori Pratici”.

Uno dopo l’altro i partecipanti (in senso orario o antiorario, (quest’ultimo senso è per quando arriva il coyote, il bastan contrario!) prendono la parola. Ogni incontro, ogni “cerchio”, potrà avvalersi di una figura di “facilitatore”, scelto a rotazione fra i partecipanti.

Il facilitatore si preoccupa di introdurre il tema da trattare, se non scelto gia dal gruppo, partecipa egli stesso al cerchio e, nella sua funzione di facilitatori, consente, attraverso le intezioni date, a tutti parlino, in base ai tempi disponibili per la discussione, senza essere interrotti e con interventi sintetici, di comunicare ed essere ascoltati. Il facilitatore ha il compito, più importante degli altri, di creare un clima di fiducia tra i partecipanti e far rispettare le intenzioni del cerchio.

Nelle decisioni del cerchio si adotta, preferibilmente, il metodo della condivisione, vale a dire della sintesi condivisa, cioè non raggiunta attraverso un voto maggioranza/minoranza ma attraverso votazioni precedute dalle motivazioni di ogni singolo. Al termine di ogni votazione il facilitatore verifica l’andamento della votazione, sintetizza quanto espresso dai votanti e ripropone, se del caso, una seconda fase di voto motivato.

Così via fino ad una votazione ultima cosiddetta “condivisa”, dove si è cercato di esprimere un orientamento comune il più attento possibile alle esigenze di tutti.

Ecco spero che tutti voi possiate cogliere appieno lo spirito e le intenzioni che ci motivano a continuare questa bellissima esperienza.

Auguro a tutti un sereno e gioioso natale.

Nanos enzo